WINTERREISE | VIAGGIO D’INVERNO

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Bologna, sabato 20 febbraio 2016 ore 18
Oratorio di Santa Cecilia, Via Zamboni 15

SAN GIACOMO FESTIVAL – INTORNO AL FORTEPIANO, a cura di Carlo Mazzoli
Con la collaborazione di
Istituto di Cultura Germanica – Goethe-Zentrum Bologna

WINTERREISE – VIAGGIO D’INVERNO

Un ciclo di Lieder di WILHELM MÜLLER messo in musica da FRANZ SCHUBERT

DANIELE TONINI, canto, voce recitante
EMANUELA MARCANTE, pianoforte  (G. Heichele, Trieste, 1820 ca.), voce recitante

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Seconda giornata del viaggio schubertiano de Il Ruggiero | Farbenlehre: prima giornata Die schöne Müllerin

Con un percorso visivo ispirato alla fotografia e al cinema sperimentale tedesco degli anni Venti e Trenta del Novecento

Winterreise | Viaggio d’inverno, capolavoro senza limite di Franz Schubert, è un ciclo di 24 visionari Lieder su testi di Wilhelm Müller, poeta tedesco intenso e immaginifico, lo stesso autore de Die Schöne Müllerin | La bella mugnaia, altro capolavoro musicale e poetico schubertiano dei desideri struggenti della giovinezza e del dolore, dell’amore cercato e dell’amore negato.  Nella Bella mugnaia abbiamo la primavera, il verde, l’ossessione d’amore, la morte, nel Viaggio d’Inverno la favola scivola nella neve e nel bianco, ovunque. Ancora amore negato, ossessione, dolore. Il viaggiatore nella neve è il protagonista della storia, i suoi passi sono tracce impresse nel bianco, si congelano le sue lacrime, si risvegliano i ricordi: un tiglio e lo stormire della primavera, i nomi degli amanti incisi sul tronco. Ma l’amore tradisce, la ragazza amata dimentica e il viaggio procede lontano dove tutto è divenuto ghiaccio e dove ogni uccello gracchia per annunciare sventura. 


August Sander, Kölner Stadtwald, 1930

Tra le due guerre mondiali cinema e fotografia conoscono un momento di grande espansione tecnica ed espressiva. In Germania il fotografo August Sander (1876-1964) sembra volere ripercorrere – ormai fuori tempo massimo, sembrerebbe – alcuni dei sentieri già percorsi da molti pittori romantici e in particolare da Friedrich. Nel caso di Sander il riferimento a Friedrich risulta evidente nella sua produzione artistica – pensiamo soprattutto alla fotografia di paesaggio – e in elementi privati, come l’ostentato uso del copricapo popolare divenuto tipico nella tradizione rivoluzionaria tedesca e utilizzato nella vita e nelle opere da Friedrich e altri artisti. Nel Novecento i grandi temi romantici della Sehnsucht, del Sublime, della Fantasia, dell’Orrore, dell’Alienazione come gli esiti decisamente intimistici ed antieroici del Biedermeier trovano nella rappresentazione fotografica e nel più efficace degli strumenti narrativi, il cinematografo, nuovi e straordinari mezzi di veicolazione. Il cinema si rivelò inoltre anche il perfetto laboratorio dove sperimentare nel flusso delle immagini quella tensione all’informale presente nel movimento romantico fin dalle sue origini.

Arnold Fanck, Stürme über dem Mont Blanc, 1930

Dalle opere di artisti come August Sander, Hans Richter, Walter Ruttmann, Arnold Fanck e Leni Riefenstahl – spesso assai distanti tra loro negli esiti formali e nelle visioni politiche – affiorano temi capaci di rispecchiare, anche dopo un secolo di distanza dalla sua composizione, le più estreme tensioni di pensiero, sentimento e irrazionalità della Winterreise, un’opera che grazie al perfetto e drammatico incontro/scontro di musica e parola, può essere considerato uno dei più compiuti capolavori del pensiero Romantico.

Walter Ruttmann, Das Wunder, 1922

L’autore più presente nella “colonna visiva” sovrapposta a questa rilettura del capolavoro schubertiano è Walter Ruttmann (1887-1941), del quale è stato rielaborato materiale “informale” proveniente da alcuni dei suoi cortometraggi sperimentali più estremi – Lichtspiel: Opus I, II, III, IV (1921-1925) – e materiale “narrativo” proveniente da alcune opere pubblicitarie – Das wiedergefundene Paradies (Il paradiso ritrovato, 1925), Das Wunder e Der Sieger (entrambi del 1922) – e dal suo film forse più noto: Berlin – Die Sinfonie der Groβstadt (Berlino, sinfonia di una grande città, 1927). Ruttmann era stato fortemente influenzato dal pensiero e dall’opera di Hans Richter (1888-1976), nonostante i due artisti si trovassero su sponde ideologicamente opposte. Di Richter, la cui forte vena pacifista e ironica era in linea con la sua adesione al dada, si è rielaborato materiale proveniente da Rhythmus 21 (1921), Rhythmus 23 (1923), Filmstudie, 1926, Vormittagsspuk (Fantasmi del mattino, 1927, la cui colonna sonora realizzata da Paul Hindemith venne distrutta dai nazisti perché arte degenerata) e da Everyday (1929) di cui, in Im Dorfe, si utilizzano alcuni fotogrammi in contrappunto con altri tratti dall’opera astratta Mechanical Principles (1930) del cineasta sperimentale americano Ralph Steiner (1899-1986).

August Sander, Maschera mortuaria di Erich Sander, 1944

Ruttmann avrebbe collaborato come assistente con Leni Riefenstahl (1902-2003), qui presente con citazioni da Blaue Licht, 1932. RiefenstahlArnold Fanck (1889-1974), l’autore, tra gli altri, di Die Weisse Hölle vom Piz Palü (La tragedia di Pizzo Palù, 1929) e di Stürme über dem Montblanc (Tempesta sul Monte Bianco,1930), di cui Riefenstahl sarebbe stata collaboratrice prima di diventare regista a sua volta, avrebbero saputo dare compiuta espressione a quel superomismo byroniano che aveva trovato più di una espressione nell’opera del poeta Wilhelm Müller messa in musica da Schubert. (D.T.)

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Collaborazione allo spettacolo di Valerio Farinelli | Spazio Digitale (www.spaziodigitale.bo.it)

 

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