ARCHITETTURA E DELIRIO
Hitler e Speer secondo Elias Canetti

SABATO 25 GENNAIO 2020, ORE 18
Libreria Musicale Ut Orpheus

Via Marsala 31/E, Bologna

ARCHITETTURA E DELIRIO
Hitler e Speer secondo Elias Canetti

Per il Giorno della Memoria 2020, una conversazione di Alberto Giorgio Cassani (Accademie di Belle Arti di Ravenna e Venezia) attorno al saggio Hitler secondo Speer di Elias Canetti (da La coscienza delle parole)
Introducono Antonello Lombardi ed Emanuela Marcante

«I progetti edilizi di Hitler costituiscono forse la parte più sorprendente del libro di Speer che li riporta. Riprodotti nelle illustrazioni, appaiono in flagrante contrasto con tutto ciò che ha a che fare con l’architettura moderna, e perciò hanno provocato tanta sensazione. Restano indimenticabili per chiunque vi abbia gettato anche solo uno sguardo fuggevole. Non possiamo però accontentarci di queste facili constatazioni. Non c’è da fidarsi dell’unicità di simili fenomeni. È necessario prenderli bene inconsiderazione e stabilire quale sia il loro “fondamento”, che cosa precisamente li abbia prodotti. In primo luogo è evidente – Speer stesso lo sottolinea – il parallelismo tra costruzione e distruzione» (da “Hitler secondo Speer” di Elias Canetti, 1971, in “Das Gewissen der Worte”, 1976, trad. it. “La Coscienza delle parole”, 1984).

«Nel saggio del 1971 Canetti applica le categorie di Massa e potere ai progetti hitleriani per la nuova Berlino. A partire dalle “Memorie del Terzo Reich” di Speer, l’architetto di Hitler, Canetti riscontra nei piani architettonici del Führer una macabra combinazione tra la megalomania dei progetti architettonici della nuova Berlino ideati e sollecitati da Hitler in tempo di pace e i preparativi paranoici per la guerra che avrebbero dovuto condurre la Germania alla conquista del mondo. Se dalle pretese di durata temporale dei potenti è possibile dedurre le rispettive immagini di grandezza, per converso dai megalomani piani urbanistici del Terzo Reich è possibile ottenere l’immagine delle pretese di durata millenaria del suo burattinaio. Prima di raggiungere la sua posizione di potere, Hitler fantasticò a più riprese sul “numero zampillante” dei tedeschi che avrebbero composto il suo Reich; sapeva che “il mezzo più energico per eccitare la massa è il miraggio della sua crescita”, che “finché la massa mira al proprio accrescimento, non sente il bisogno di disgregarsi. Quanto più elevato è il numero che le si propone come meta raggiungibile, tanto più profondamente la si impressiona. Bisogna darle però il senso preciso di come quella meta può essere raggiunta… La massa colpita da questi numeri, si sente in istantaneo aumento”. Inizialmente proiettata sugli uomini vivi del suo popolo, l’ossessione di Hitler per i grandi numeri venne trasferita sulle dimensioni degli edifici progettati per contenere le masse eccitate. A guerra avviata e destinata al peggio questa ossessione si sarebbe riversata sui morti, dapprima identificati negli avversari esterni, poi interni (gli ebrei) e, infine, nello stesso popolo tedesco». Da “Il principio possibilità Masse, potere e metamorfosi nell’opera di Elias Canetti”, 2017, di Leonard Mazzone.

ALBERTO GIORGIO CASSANI
Laureato con lode alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano e dottore di ricerca in Conservazione dei beni architettonici, è attualmente docente alle Accademie di Belle Arti di Ravenna e Venezia. Nel 2016 vincitore del Premio Guidarello per il Giornalismo d’Autore sezione “Romagna-Cultura” collabora come redattore e coordinatore a riviste come «’ΑΝΑΓΚΗ», rivista di Cultura, Storia e Tecniche della Conservazione, «Anfione e Zeto», rivista di architettura e arti (Il Poligrafo); «Albertiana», organo della Société Internationale L.B. Alberti. Dal 2010 redattore dell’«Annuario» dell’Accademia di Belle Arti di Venezia (Il Poligrafo). Collabora inoltre da anni con la rivista «Casabella». Coordinatore editoriale, con Marco Vitale, della collana “Le Città Letterarie”, edita da Unicopli, Milano. Ha partecipato a numerosi convegni internazionali sull’Alberti, della cui figura si occupa da anni; inoltre, suoi campi di studio sono la storia dell’architettura moderna e contemporanea, la teoria e storia del restauro, la letteratura sulle città e la fotografia d’architettura e di paesaggio urbano. Principali pubblicazioni: Le Barcellone perdute di Pepe Carvalho, presentazione di Manuel Vázquez Montalbán, Milano, Unicopli, 2000, 20112; La fatica del costruire. Tempo e materia nel pensiero di Leon Battista Alberti, Milano, Unicopli, 2000, 20042(con postfazione di Massimo Cacciari); Figure del ponte. Simbolo e architettura, Bologna, Pendragon, 2014; L’occhio alato. Migrazioni di un simbolo, con uno scritto di Massimo Cacciari, Torino, Nino Aragno, 2014. Ha curato: Tomaso Buzzi 1900-1981. Il principe degli architetti, Milano, Electa, 2008; Leon Battista Alberti, La favola di Philodoxus (Philodoxeos fabula), testo latino a fronte, prefazione di Carlo Angelino, Rapallo, il ramo, 2013; Guido Cirilli. Architetto dell’Accademia(con Guido Zucconi), Padova, Il Poligrafo, 2014; Giacomo Quarenghi e l’Accademia di Belle Arti di Venezia, catalogo della mostra (Venezia, Magazzino del Sale n. 3, 15 dicembre 2017-28 febbraio 2018), con la collaborazione di Angela Munari ed Evelina Piera Zanon, Cinisello Balsamo (MI), Silvana Editoriale, 2018.

I commenti sono stati disabilitati.