MELOLOGHI: PRIMA LE PAROLE, POI LA MUSICA

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Bologna, lunedì 8 dicembre 2014 ore 20,30
Sala dell’Istituto di Cultura Germanica in Bologna,
via de’ Marchi, 4

SALOTTO MUSICALE DELL’ISTITUTO LISZT, stagione 2014/2015
In collaborazione con l’Istituto di Cultura Germanica di Bologna

DANIELE TONINI, voce recitante, basso-baritono
EMANUELA MARCANTE, voce recitante, pianoforte

Friedrich Monk Banner

Georg Benda (1722-1795), Arianna a Nasso (Ariadne auf Naxos – ein Duodrama mit Musik)
testo poetico di Johann Christian Brandes da H. W. von Gertstenberg, 1775

Franz Liszt (1811-1886), Il monaco triste (Der traurige Mönch), 1860
testo di Nikolaus Lenau

Clara Wieck Schumann (1819-1896), Lorelei
testo poetico di Heinrich Heine da Friedrich de la Motte Fouqué

Franz Liszt, Lenore, 1857/58
ballata di Gottfried August Bürger

Franz Schubert (1797-1828), Auf der Donau, 1817
testo poetico di Johann Mayrhofer

Testi e traduzioni a cura di Emanuela Marcante

Sheffer - Lenore banner

Arianna a Nasso di Johann Christian Brandes/Georg Benda viene alla luce nel 1775, è l’inizio della storia del melologo romantico, il Melodram con musica amato dal pubblico e dagli attori di lingua tedesca, utopico scambio ed emozionale incontro – ma sempre su piani separati – di parole poetiche e di suoni. Di poesia si tratta essenzialmente, e attraverso la poesia si tratta di storie di amori infelici e di maledizioni, di slanci ideali a felicità mai raggiunte, di vite sofferte, di esperienze al limite che si rifiutano di tradursi nella routine borghese. Si tratta dell’Unheimliche, l’Uncanny, il Perturbante che, prima di essere studiato da Freud, è atmosfera chiave del gotico inglese e tedesco, di tutta quella letteratura in cui si richiede la “sospensione dell’incredulità” di Coleridge. Anime in marcia: cavalieri erranti, fanciulle innamorate oltre ogni limite, Wanderer dello spirito, fantasmi e vampiri. Anime travolte dalla inarrestabilità del proprio desiderio, d’amore o di conoscenza, fino alla dannazione, fino alla redenzione. Arianna segue Teseo («Chi mai gli avrebbe resistito?») fino alla fatale isola di Nasso, una perfetta “isola dei morti”, dove troverà un inedito destino. Lenore di Gottfried August Bürger/Franz Liszt sfida il buon Dio e i suoi incomprensibili, crudeli disegni per seguire il suo amato revenant (uno zombie, un vampiro, lo slender man delle saghe del web …) in una folle cavalcata assieme ai morti. Il cavaliere che incontra Il monaco triste di Lenau/Liszt sfida la sorte penetrando nella torre abitata dallo spirito del monaco che conosce «il dolore, segreto e smisurato, che percorre e fa tremare la natura» e, assieme al suo cavallo, resta preda della sua tristezza inenarrabile.

Georg Benda in Arianna alterna al testo un arredo di musica descrittiva e patetica, una trama di sentimenti tra il larmoyant e l’impennarsi dello Sturm und Drang. Liszt entra prepotentemente in dialogo con i colori sulfurei della Lenore di Bürger (del 1773 è la famosa ballata, nata in una temperie poetica in comune con il mondo gotico della ballate dei poeti inglesi, tradotta in italiano con curiosità cuturale da Berchet, illustrata da William Blake, mentre del 1857/58 è l’opera di Liszt, il suo primo Melodram) con una mescolanza straordinaria di pennellate demoniache e di passi trasfigurati. Ne Il monaco triste di Nikolaus Lenau (1802-1850) Liszt si muove ancor più con visionarierà “dell’avvenire” tra rarefazione e sublimazione armonica e il disagio “maledetto” che si impenna in scorci brevi di “violenza” pianistica, seguendo il testo straordinario del poeta austriaco (con legami ungheresi), uomo di disagio e di utopia, il poeta dello Weltschmerz che visse con durezza le sue contraddizioni fino alla follia, e che cercò nella comunità ideale della New Harmony americana un’illusione personale e politica, presto caduta. Il melologo lisztiano è del 1860, un anno che apriva per il compositore un decennio difficile e di profonda elaborazione spirituale. Nel dicembre del 1859 aveva perduto il figlio ventenne Daniel.

Brandes, Bürger, Lenau … autori e testi su cui dire molto più, con cui empatizzare sentimento e slancio, amore per la vita e pessimismo, il complesso rapporto con la natura e la profonda perturbata inquietudine psicologica. Troveremo ancora l’Unheimliche e il Fantastico nello Heinrich Heine della notissima Lorelei (che viene presentata nello spettacolo nell’intonazione di Clara Schumann) e la Sensucht che corrode l’animo nel testo poetico di Johann Mayerhofer Auf der Donau (struggimento, cavalieri, torri, il fiume l’acqua…) e nella musica ad esso dedicata da Franz Schubert.

I melologhi in programma ebbero destinazioni ben precise: un mondo straordinario di attori e di teatro (la grande civiltà e il grande repertorio del teatro tedesco) si apre ripercorrendo la storia del Melodram con musica, un mondo poetico di gesti e voci, di scene e grandi interpreti che spesso con i musicisti e i compositori ebbero importanti contatti e rapporti, e che sicuramente con Benda e con il Liszt di Weimar ebbero molto a spartire. Solo due nomi per ricordare le attrici legate ad Arianna e a Il monaco triste: Charlotte Brandes, moglie del poeta e ottima cantante oltre che attrice, e Franziska Wagner Ritter, a cui Liszt dedicò la sua opera. 

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In alto: Ary Scheffer (1795-1858), Lénore. Les morts vont vite, particolare, Palais des Beaux-Arts de Lille.
Qui sopra, alcuni fotogrammi tratti da Il settimo sigillo di Ingmar Bergman, 1956: La Morte/Monaco, La danza dei morti e la fotografia di scena che ritrae il regista in dialogo con la Morte/Monaco.

A. Bürgers Lenore, in zwölf Umrissen. Erfunden und gezeichnet von J. Chr. Ruhl, Cassel, 1827
(Johann Christian Ruhl, Lenore di Gottfried August Bürger in dodici illustrazioni, Kassel, 1827)

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